UN PO’ DI STORIA…
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Il
periodo fascista e la guerra Con il regio decreto n° 84 del 1930 il governo fascista ridisegnò l’assetto degli enti di soccorso italiani. La nuova legge, infatti, imponeva a tutte le PP.AA. non erette in Ente Morale di confluire nella Croce Rossa Italiana. L’unificazione degli enti di soccorso venne giustificata con il fatto che le disposizioni della nuova legge attribuivano alla C.R.I. l’importante compito di difesa contraerea e antigas della popolazione civile. In realtà era chiaro che dietro lo scopo primario di rendere più funzionale ed omogeneo il servizio di soccorso si nascondevano le velleità espansionistiche del regime guidato da Mussolini, che prevedeva a breve scadenza l’eventualità di entrare in conflitto con qualche altra nazione e preparare dunque le forze necessarie al perseguimento dei propri obiettivi. La Croce Verde Maionese, in realtà, non possedeva il requisito di Ente Morale. E’ difficile pensare che i soci fondatori, date le condizioni di precarietà in cui si operava, avessero pensato di richiedere un riconoscimento formale alle autorità competenti, ragion per cui l’assorbimento da parte dell’ente maggiore risultò inevitabile, Non si tratto però di un semplice passaggio di consegne. Mentre si moltiplicavano le lettere e le circolari con le quali il Comitato Centrale ingiungeva ai presidenti delle pubbliche assistenze di rimettere il controllo delle stesse alla Croce Rossa, il sodalizio maionese era in fermento. Non possiamo risalire ad una data precisa a causa della mancanza di un documento scritto, ma diverse testimonianze orali concordano nel ricordare che all’inizio del 1930 i soci della Croce Verde Masonese rassegnarono, in blocco, le dimissioni, in segno di protesta. Simili forme di dissociazione si dovettero verificare anche in seno ad altre PP.AA., in particolar modo quelle di fondazione e tradizione più antica, perché in breve tempo il regime fascista si risolse a militarizzare la Croce Rossa. In pratica lo Stato organizzò l’ente come se si fosse trattato di un corpo militare (da qui forse la denominazione di ‘militi’ attribuita ai volontari), configurando l’opera di soccorso come un’attività sottoposta a precetti e doveri analoghi a quelli a cui dovevano rispondere i militari. Con queste premesse il processo di assimilazione progredì abbastanza rapidamente e da questa sorte non fu esclusa l’associazione masonese. Con una lettera datata 11 Agosto 1931 il presidente del Comitato Centrale di Roma si compiaceva che la locale Croce Verde aveva avviato il processo di trasformazione in Sottocomitato di Croce Rossa e, con la pomposità involuta dello stile fascista, invitava lo stesso a far pervenire nella capitale i vessilli e gli eventuali cimeli della vecchia P.A., affinché tali oggetti potessero trovare ‘immediata e degna collocazione nel Tempio della Croce Rossa’. Quasi un anno dopo, il 30 Giugno 1932 l’organo centrale della C.R.I. dichiarava ufficialmente costituito il Sottocomitato C.R.I. di Masone e, nell’Ottobre dello stesso anno, nasceva il consiglio della sezione femminile, che avrebbe dovuto svolgere attività di sensibilizzazione alle attività dell’associazione e si sarebbe incaricato, in particolari occasioni, di raccogliere fondi da destinare all’opera di soccorso. L’anno successivo l’associazione sembra già ben integrata nel tessuto masonese, come comprova la documentazione della festa per la premiazione dei militi e soci benemeriti. Nelle rare immagini dell’epoca l’imponente cerimonia, con tanto di corteo e banda musicale, alla quale parteciparono numerose ‘conserelle’ della provincia genovese, e con il podestà e le altre autorità littorie a consegnare le onorificenze. Pochi anni dopo anche il comitato masonese si trovò coinvolto nel tragico momento storico che stava per vivere l’Italia. Il paese non si risultò immediatamente coinvolto negli scontri bellici e, non dovendo occuparsi dei feriti, l’attività ordinaria continuò, sebbene tra innumerevoli difficoltà, mancava infatti spesso il carburante per l’autolettiga FIAT 505 e, in ogni caso, era sempre più rischioso avventurarsi nel capoluogo genovese, duramente provato dagli eventi bellici. Nonostante ciò si cercò di tirare avanti, fino a che non accadde un fatto che impedì completamente la prosecuzione del servizio. A partire dal 1944 anche il paese di Masone si trovò a fare i conti con lo scomodo occupante tedesco. Quando le sorti della guerra apparivano ormai chiare, l’esercito germanico volse in ritirata, facendo man bassa di tutto quello sarebbe potuto essergli utile. E proprio un furto mise in ginocchio il sodalizio. Vennero infatti trafugate le poche risorse del comitato, dai camici di servizio, alla biancheria per le barelle, dal materiale d’officina ai materassi, fino alle quattro ruote (comprese di cerchi) dell’autolettiga. Proprio questa mancanza determinò uno stop di mesi nel servizio motorizzato, seppur con mille sforzi i volontari avessero rimediato tre gomme usate, purtroppo non sufficienti a rimettere in strada il mezzo. Oltre alle relazioni dei danni indirizzate agli enti competenti (ma destinati, come vedremo, ad un tardivo e incongruo riconoscimento), rimane di quel periodo convulso una piccola traccia attraverso la quale si riesce ad immaginare che non venne meno, neppure in quei momenti disperati, l’attaccamento alla Croce Rossa e a ciò che rappresentava. Sono poche righe scritte di fretta su un foglio a quadretti, attraverso le quali un milite denuncia la viltà con la quale i tedeschi avevano spogliato la sede di quelle poche e povere suppellettili.
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