UN PO’ DI STORIA… 

Gli anni cinquanta

    Alla fine del 1948 il Consiglio Direttivo, nel compilare, come ogni anno, l’inventario dei beni mobili ed immobili del sodalizio da inviare a Roma, annotò alla voce ‘ambulanze’ che la FIAT 505 versava in stato di conservazione ‘mediocre’. Era una comprensibile conseguenza della vetustà del mezzo e delle innumerevoli traversie che esso aveva subito servendo per circa vent’anni, anche in tempo di guerra, la popolazione masonese.

    Accantonata la possibilità di ottenere una nuova ambulanza dal Comitato Centrale, ancora una volta il Sottocomitato dovette contare sull’appoggio offerto da privati cittadini e imprese locali. La scelta del nuovo mezzo, si può immaginare con quale rammarico dei volontari, che aspiravano ad un’ambulanza nuova, si orientò ancora una volta verso una macchina usata, una FIAT 521 acquistata dalla Croce Verde Genovese per 250.000 tra la fine del 1949 e l’inizio del 1950. La seconda ambulanza acquistata dalla fondazione del sodalizio non dovette dare per lungo tempo quelle garanzie che si richiedono ad un mezzo di soccorso e, forse, le risorse economiche dei generosi cittadini di Masone, tanto da convincere i volontari che fosse giunto finalmente di acquistare un’ambulanza nuova fiammante.

    La scelta si oriento verso una FIAT 1100, della quale si sono recentemente ritrovate le lettere di ordinazione e addirittura il progetto di modifica da vettura civile ad ambulanza da parte delle ‘Officine Aeronautiche Bergamasche’, evidentemente una delle poche aziende del Nord all’epoca in grado di allestire un mezzo di soccorso. L’inaugurazione del nuovo mezzo avvenne nell’ estate del 1953, come si può anche desumere dalla polizza assicurativa antincendio che venne stipulata il 1° Luglio di quell’anno. La soddisfazione di avere finalmente, un’ambulanza efficiente, si collegava, però, immediatamente a un problema, quello di trovare un’idonea autorimessa, che sembrava costantemente assillato i responsabili del sottocomitato già dal primo dopoguerra.

    Le notizie al riguardo, come al solito, sono ancora una volta frammentarie, per cui non è facile ricostruire le vicende relative alla sede del sodalizio. Da una scheda di rilevamento dati si deduce che alla data 2 Gennaio 1947 la sede del Sottocomitato non era unica. Nel documento infatti si parla di un garage sito in via Pallavicini 4, di un ricovero (probabilmente un magazzino) in via dei Carlini 10 e di una segreteria in Viale Vittorio Veneto1 (presso la sede dell’Unione Sportiva Turchino). Si apprende inoltre che il Sottocomitato occupava quei locali dal Febbraio 1946, mentre per il passatosi dichiara che la sede era situata in un locale in via Roma, molto probabilmente lo stesso che aveva ospitato la nascita del sodalizio. Nel 1949 l’U.S.T. chiedeva tuttavia che il locale fosse lasciato libero Nel 1951 il Sottocomitato chiedeva all’amministrazione comunale se fosse stato possibile reperire un nuovo garage per ricoverare l’ambulanza, poiché il locale sito in via Pallavicini era troppo angusto, ma il sindaco purtroppo dovette rispondere negativamente. Fu forse anche quest’ultimo fatto a dar vita al progetto di costruire un edificio che fosse realmente adeguato alle necessità del sodalizio. A questo proposito esiste un fitto carteggio relativo al triennio 1953/55 dal quale si scopre che era previstala realizzazione di una nuova sede per la C.R.I. di Masone. Il comune avrebbe donato poco più di 120 mq di terreno situati a Sud-Est del palazzo comunale, il cosiddetto ‘prato dell’Oste’ (dove ora, dopo 50 sta sorgendo il nuovo complesso del consultori!) e avrebbe partecipato alle spese di costruzione, riservandosi la proprietà di un locale al piano terreno da destinare a magazzino. L’idea era certamente molto più di un’intenzione. I responsabili del Sottocomitato si erano preoccupati far stendere un dettagliato progetto (ancor oggi conservato), mentre il Comune si era attivato per ottenere il benestare dalla Prefettura di Genova. I fitti rapporti epistolari, e, immaginiamo, verbali, intercorsi tra i due enti confermano che si era creato un clima di reciproca soddisfazione perché era chiaro che, unendo le forze, tanto la Croce ossa quanto il Comune avrebbero trovato una valida soluzione ai rispettivi problemi di spazio.

    Tuttavia le cose non andarono nella direzione auspicata, tant’è vera che di quella sede non rimangono tracce. Il Sottocomitato che, come di consueto, aveva informato il Comitato Centrale del proprio operato, nel Marzo 1955 si vide rispondere dall’organo superiore che il consorzio tra Croce Rossa e Comune non rappresentava una soluzione accettabile, poiché la compartecipazione avrebbe potuto limitare la libertà di azione dell’ente di soccorso. Il comitato Centrale dimostrò di non voler comprendere le esigenze del sodalizio masonese, che intravedeva nella collaborazione con il Comune l’unica via d’uscita per conciliare le proprie esigenze con le scarsissime risorse finanziarie disponibili. Quella comunicazione dovette giungere come una tegola sulla testa dei volontari. Prontamente, l’allora presidente G.B. Ottonello, scrisse una lettera all’indirizzo del Sindaco, nella speranza che questi trovasse una soluzione tale da soddisfare gli obiettivi del Comune senza disattendere l’orientamento espresso dalla C.R.I. di Roma. Non si è reperita la risposta che certo il Sindaco indirizzò al Sottocomitato ma si può ragionevolmente supporre che non fu possibile mediare le posizioni. In qualche modo si ovviò al problema con soluzioni temporanee, confidando nella buona volontà di quanti, seppur solo  provvisoriamente mettevano a disposizione taluni locali. In ogni caso un dato sembra certo : esaminando gli estratti conto che la locale filiale della Cassa di Risparmio inviava al Sottocomitato, risulta che gli stessi, a partire dal 1959, vennero sempre recapitati in via Pallavicini (la ‘casa del gnocco’), ragion per cui si può dedurre che questa sia divenuta la sede principale del sodalizio.

    Gli anni cinquanta, in sostanza, furono testimoni di un decisivo salto di qualità, poiché con l’acquisto nel 1953 di un’ambulanza veramente nuova il servizio dovette indubbiamente migliorare, mentre per un altro verso il Sottocomitato ampliò il suo raggio d’azione con la formazione del Gruppo Donatori Sangue.

    L’idea maturò nel corso di alcuni anni. Già nel 1955 l’Associazione Genovese Donatori Volontari Sangue aveva fatto pervenire a Masone il proprio statuto e l’elenco delle persone provenienti dalla Valle Stura e da Tiglieto che erano affiliate allo stesso gruppo, forse con l’intento di suggerire la creazione di un’associazione analoga a Masone. Il Gruppo Donatori Sangue si costituì precisamente il 24 Marzo 1957, alla presenza del Consiglio del Sottocomitato C.R.I., dell’amministrazione comunale, dei responsabili del Centro Trasfusionale di Genova e delle autorità sanitarie locali. Risulta che la raccolta effettuata lo stesso giorno raggiunse il numero, giudicato molto soddisfacente, di 42 donazioni.

    L’impulso alla creazione del gruppo fu, ancora una volta un fatto tragico. Il 5 Aprile 1956, una corriera di linea proveniente da paese e che viaggiava in direzione di Genova, era precipitata in un burrone sul passo del Turchino,causando la morte di una decina di persone e il ferimento di molte altre, tutti operai che si recavano al lavoro nel capoluogo genovese. L’impressione suscitata nella popolazione dalla sciagura probabilmente fece riflettere sull’importanza delle trasfusioni, perché nello stesso anno i medici Vanessa Rimossi e Martino trovarono un riscontro favorevole alla proposta di dare vita a un gruppo donatori. L’intervento del Sottocomitato, allora guidato da Benedetto Bessini, ebbe nella fase iniziale un particolare rilievo, poiché prese contatto prima con il Comitato Provinciale C.R.I. e poi con il Centro Trasfusioni, diretto all’epoca dal prof. Binda, che divenne il punto di riferimento per i donatori masonesi. In seguito il Gruppo Donatori Sangue avrebbe dato molto lustro alle attività del sodalizio.

 


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